lunedì 1 ottobre 2007

Una poesia di Simona Verrusio

I sassi parlano – OMOLOGIA


Ho scollinato.
Gli anni depositati
Sul mio corpo son tanti,
ora,
che mi accorgo
di aver studiato geologia
perché avrei voluto far psicologia.
Capire
dall’emergenze esterne
il profondo
da tracce esteriori
gli avvenimenti interiori
carpire
con un carotaggio
stati, stadi, strati e stratificazioni
e caro, t’aggio
portato fuori
la nera terra, alla luce.
Volevo penetrare
quella scorza dura
che m’impaura,
intuire il divenire,
ciò che ha modificato il percorso,
dagli affioramenti:
colline
e speroni aguzzi, incluse conchiglie e piccole ambre
vulcani, accesi o spenti
il lento ribollire
della minestra cosmica,
che erutta e sbotta,
e così non la riuscivo ad insegnare
la geologia
i sassi parlano,
ora lo so,
e psicologo
in un’altra vita
diventerò.

Simona Verrusio

6 commenti:

Francesca Farina ha detto...

Simona Verrusio è nota come poetessa comico-giocosa, ma l'apparente leggerezza dei suoi testi cela una solida padronanza dei temi e del linguaggio. A voi giudicare!

rolando restuccia ha detto...

sara' brava , ma da come scrive mi sembra una povera sfigata...

billy ballo ha detto...

ma io sta poesia non la capisco proprio ... che voleva dire con quelle parole cosi' arcane e melliflue ?

jonida ha detto...

la trovo semplicemente stupenda, carica di parole intense,assonanze,ritmi interni, racchiusi in una forma chiusa... la vita qui e anche nella realtàquanto è scolpita di dualità..

P.S.
a Restuccia e Ballo: cercate di essere un po' più delicati;
essere in rete, nascondersi dietro una facciata virtuale può a volte velare il vero problema di un essere umano, e cioè la mancata personalità!
buona giornata!

zampirone francesco ha detto...

Io non credo che questa sia una poesia innovativa , in quanto non riesce ad avere quella potenza espressiva ed evocativa tipica dei nuovi poeti contemporanei ( per es. Piero Bigongiari oppure Giorgio Caproni ). E' una poesia tutto sommato insipida , con luoghi e strutture verbali desuete, e comunque all' interno di uno spazio linguistico gia' consumato

rolando restuccia ha detto...

Simona Verrusio vorremmo vederla in ben altre e piu' riuscite prove semantiche . Tecnicamente la sua poesia non ha una forza ritmica autonoma , ma compie solo qua' e la' alcuni gesti linguistici intriganti ...